Stop alle rate residue dei costi di attivazione

La rateizzazione del costo di attivazione è una pratica spesso usata da alcuni Operatori, Vodafone e Tim, per dare la possibilità al cliente di non pagare in un’unica soluzione un importo elevato.

Il periodo di rateizzazione vincola il cliente a rispettare il pagamento anche quando il contratto è risolto anticipatamente su iniziativa volontaria dello stesso il quale considera più conveniente un’offerta di un altro Operatore o desidera disattivare la linea.

Diverso, invece, il caso in cui intervengono delle modifiche contrattuali unilaterali da parte dell’Operatore.

A tal proposito la normativa dispone che il cliente possa recedere entro 30 gg. dalla notifica delle modifiche contrattuali gratuitamente.
Se da una parte non esistono dubbi di interpretazione sulla gratuità dei costi di recesso, migrazione o disattivazione, dall’altro sorgono contestazioni sul pagamento o meno delle rate residue del costo di attivazione.

Gli Operatori infatti addebitano le rate residue sulla base delle condizioni applicate alla promozione senza la quale il costo di attivazione sarebbe stato già addebitato al cliente.

Di altro avviso l’Autorità del settore che ha espresso delle valutazioni ben precise in quattro provvedimenti emanati all’inizio di gennaio.
In esse ha chiarito che in caso di modifiche unilaterali delle condizioni generali di contratto da parte dell’Operatore, gli utenti hanno diritto di recedere senza pagare i costi di attivazione.

Detti importi in bolletta possono essere elevati con cifre a due zeri che si possono legittimamente contestare seguendo il corretto iter del procedimento:

rispettare i termini del recesso gratuito, potete trovare il modello di recesso per modifiche unilaterali sul sito trovatariffe;
avviare il procedimento di risoluzione delle controversie sulla piattaforma conciliaweb predisposta dall’Autorità.

Quale è la tua opinione in merito?

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